Fotosintesi - 2006

Visita guidata Pisello da industria

Il Crpv ha organizzato presso la Azienda Sperimentale M. Marani di Ravenna 2 visite ai campi di confronto varietale su pisello da industria: la prima, svoltasi il 1 giugno, in epoca precoce e la seconda svoltasi il 19 giugno in epoca tardiva.
I risultati produttivi raggiunti nell'annata sono stati leggermente inferiori alla media, mentre è stato possibile rilevare 2 interessanti novità relativamente agli aspetti della pianificazione varietale.
La prima 'novità' è stata la cv EX 08520702 che è risultata significativamente più precoce di Spring, la seconda è stata la cv Eurus che è risultata sensibilmente più tardiva di Valverde. Le 2 innovazioni, se poste in sinergia, ampliano di 2-3 giorni il potenziale periodo di raccolta.
L'andamento fitopatologico dei campi e quello delle raccolte è stato regolare e per ciascuna varietà sono stati posti in conservazione campioni di prodotto per essere testati per il parametro AIS.
I risultati verranno diffusi in una giornata divulgativa organizzata per fine ottobre.

Visita guidata e Mostra Pomologica Ciliegio

Grande l'interesse per le varietà di ciliegio a maturazione precoce. Questo è quanto è emerso dalla mostra pomologica e annessa visita guidata al campo dimostrativo-sperimentale di Vignola tenutasi il 31 maggio e che ha visto la partecipazione di oltre 80 tra frutticoltori, vivaisti, tecnici e ricercatori, alcuni dei quali provenienti da fuori regione o addirittura dall'estero (Spagna, Croazia e Slovenia).
La mostra (di cui è disponibile il catalogo nella sezione 'ATTI' del portale del CRPV), con oltre 20 campioni esposti, ha evidenziato che il calendario di maturazione di questa specie può ormai considerarsi anticipato di circa 10 giorni rispetto a quanto avviene normalmente con la cultivar Burlat. Grazie al lavoro di miglioramento genetico, oggi sono infatti disponibili nuove varietà come l'ungherese Rita* (-9 Burlat), le francesi Primulat®. Ferprime* (-6) ed Early BiGi®. BiGi Sol* (-4) e l'italiana Sweet Early®. Panaro 1* (-2). Si tratta di varietà che, oltre ad anticipare i classici Bigarreau, sono dotate di buone caratteristiche pomologiche e in particolare di grossa pezzatura.
Restando nel periodo precoce e medio-precoce, cioè quello compreso tra Burlat (0) e Celeste®. Sumpaca* (+10), ritenuto economicamente interessante per gli alti prezzi che spuntano le ciliegie in questo intervallo di tempo, si segnalano una serie di nuove varietà promettenti, come Marta (+3), Tunde (+3), Chelan®. (+6), Vera* (+10) e Tieton®. PC7144-6* (+12), mentre si conferma l'eccellente qualità dell'americana Brooks* (+8) anche se legata alla sua elevata sensibilità al cracking e pertanto consigliata sotto copertura. Esposte anche varietà praticamente finora sconosciute, come l'australiana Sir Dom (+1), la cinese Hong Deng (+2) e la francese Feria (+8).
Chi ha visitato il campo ha potuto esaminare il comportamento agronomico di gran parte di queste varietà, e di altre a maturazione più tardiva, su tre differenti portinnesti dotati di diversa vigoria: Colt (vigoroso), MAxMA 14 (mediamente vigoroso) e Gi.Sel.A 6 (poco vigoroso). In particolare si è potuto osservare come quest'ultimo portinnesto, se coltivato in condizioni ottimali (terreni freschi e irrigati), sia capace di esaltare le caratteristiche di varietà molto interessanti ma piuttosto vigorose e quindi penalizzate da un certo ritardo nell'entrata in produzione (es. Early Star®. Panaro 2). Sconsigliata, invece, la combinazione Gi.Sel.A 6 / varietà poco vigorosa.
Infine si è posto l'accento sull'importanza che la tecnica colturale (potatura, fertilizzazione, ecc..) ha sul raggiungimento della qualità commerciale delle ciliegie, non legata quindi esclusivamente alla scelta varietale.

Visita guidata Fragola in coltura di pieno campo

Giovedì 26 maggio CRPV, CRA - Istituto Sperimentale per la Frutticoltura - Sezione di Forlì e CSSAA-Azienda Martorano 5 hanno organizzato una visita guidata sulla fragola in coltura di pieno campo.
In apertura sono stati illustrati i risultati ottenuti in coltura protetta nell'ambito dei progetti "Liste di orientamento varietale dei fruttiferi" del MiPAF 'Miglioramento genetico della fragola finalizzato ad esaltare la qualità dei frutti (TOP QUALITY)' cofinanziato dalla Regione Emilia-Romagna e dalle Organizzazioni di Produttori romagnole APOFRUIT, AGRIFRUT e OROGEL FRESCO tramite il CRPV di Cesena.
Rispetto allo scorso anno, si è registrato complessivamente un incremento di circa 10 frutti a pianta che hanno determinato un aumento della produzione di circa 100 g/pianta.
Sono state presentate le performance produttive e qualitative delle varietà e delle selezioni in avanzata fase di studio. In epoca di maturazione precoce hanno confermato il notevole interesse le cv. Alba e Queen Elisa, quest'ultima in particolare per aver unito anche elevate caratteristiche qualitative del frutto. Per gli elevati standard qualitativi si è ben evidenziata anche Dora, più tardiva di circa 5-6 giorni rispetto ad Alba e Queen Elisa. Tra le nuove selezioni ottenute nell'ambito dell'attività pubblica di miglioramento genetico si sono distinte alcune selezioni in avanzata fase di studio (96.46.2, 97.169.2, 01.61.1) per aver unito elevate performance produttive a buone caratteristiche qualitative del frutto.
E' seguito un breve resoconto del dr. Paolo Pari di APOFRUIT - ITALIA sulla situazione commerciale della fragola nel cesenate, che ha evidenziato le problematiche alla base del brusco calo dei prezzi verificatosi fra la seconda e la terza decade di maggio.
Si è poi passati all'analisi della situazione della coltura di pieno campo la cui raccolta è in pieno svolgimento. I dati provvisori riportati hanno sottolineato interessanti performance produttive delle varietà Queen Elisa, Alba, Dora e Onda. tra le selezioni di particolare interesse oltre a quelle già citate per la coltura protetta, sono state evidenziate anche 99.136.7 e 97.70.3 a maturazione medio-tardiva.
La descrizione della tradizionale Mostra pomologica ha dato modo agli operatori del settore (oltre settanta partecipanti) di assistere alla presentazione di numerose varietà nazionali in fase di studio, e di alcune di origine estera che si sono distinte per l'elevata aromaticità dei frutti come: Charlotte (Francia), Thuchief (Svizzera), Candonga (Spagna). Complessivamente sono state messe in mostra oltre 50 accessioni di fragola con campioni di ciascuna raccolta frigoconservati fino alla mostra per dar modo di effettuare anche una valutazione della shelf-life del frutto.
La giornata si è conclusa con la 'Visita in Campo' durante la quale sono state presentate le attività sperimentali condotte nei campi sia con la tecnica tradizionale che 'biologica'.

Convegno Aceto Balsamico Tradizionale. Anche la tradizione va studiata

, coordinate dal CRPV stesso in stretta collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di Modena e Reggio Emilia e con il contributo finanziario della Regione Emilia-Romagna.
Dopo i saluti ai convenuti da parte dell'Assessore Provinciale all'Agricoltura e Alimentazione, della Consorteria dell'Aceto Tradizionale Balsamico di Modena e del Consorzio Produttori Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia, sono state presentati, in modo chiaro e conciso i lavori dei ricercatori dell'Università di Modena e Reggio (i cui atti sono disonibili nella sezione 'ATTI' del portale del CRPV).
La quasi totalità delle relazioni ha avuto per oggetto lo studio dei microrganismi dell'aceto balsamico tradizionale, lieviti ed acetobatteri.
I risultati emersi da questo biennio di indagini hanno evidenziato l'importanza dell'uso di colture starter di lieviti e batteri acetici selezionate sulla base dei caratteri desiderabili, che aiutino ad evitare il più possibile le casualità legate, ad esempio, alle fermentazioni spontanee e la conseguente variabilità dei componenti del prodotto finito.
In definitiva si può affermare che i risultati presentati conducono sempre e solo in una direzione: la conoscenza è il principale strumento di valorizzazione e tutela dei prodotti tipici, sia attraverso la razionalizzazione di pratiche empiriche nel rispetto delle proprietà sensoriali e qualitative del prodotto, sia in una divulgazione efficace dei risultati delle ricerche. Infine, è stato più volte sottolineato come la tradizione non venga 'tradita' ma, al contrario, garantita e conservata nel tempo grazie all'acquisizione e applicazione di nuove conoscenze e innovazione.

Giornata dimostrativa Macchine e tecniche per l'orticoltura biologica e convenzionale

Dalle innovazioni meccaniche presentate in campo alle attualità e prospettive della meccanizzazione del settore orticole discusse nella tavola rotonda, la tradizionale Giornata Dimostrativa 'Macchine e tecniche per l'orticoltura biologica e convenzionale' organizzata da CRPV e Azienda M. Marani, ormai giunta alla sua VI edizione, si conferma appuntamento di riferimento per gli operatori del settore e rilancia alcune novità.
L'edizione 2006, infatti, si è contraddistinta per l'ampio spazio alle attrezzature specifiche per l'orticoltura di pieno campo e per la presenza del patrocinio di Unacoma-Unione Costruttori Macchine Agricole.
Inoltre, per offrire al pubblico un'esperienza più completa, la manifestazione si è articolata in due giorni: giovedì 18 maggio, presso l'Azienda Agricola Sperimentale 'M. Marani'., in cui si sono svolte le prove in campo e il giorno seguente, venerdì 19 in cui si è svolto, presso l'Aula Magna dell'Istituto Tecnico per Geometri, il convegno 'La meccanizzazione in orticoltura'.
Il consistente numero di macchine presenti, riguardanti tutte le fasi colturali dalla preparazione del terreno alla raccolta, ha confermato l'impegno delle officine agromeccaniche nella realizzazione di adeguate attrezzature per il settore. Per alcune specie orticole, sebbene non sia pensabile gestire una raccolta completamente meccanizzata, l'interesse dei costruttori si è rivolto verso macchine agevolatrici che abbiano comunque la possibilità di comprimere i costi di raccolta non influenzando negativamente la qualità del prodotto.
Nell'ambito della tavola rotonda del 19, moderata dal prof. Balsari dell'Università di Torino, sono stati poi rimarcati alcuni punti focali quali l'esigenza che le attrezzature possano modularsi alle diverse condizioni operative. la necessità della nascita di attività di formazione professionale e di dimostrazione in campo nonchè la formazione di un'aggregazione volontaria fra associazioni dei produttori, costruttori di macchine, enti di ricerca e sperimentazione, per favorire il dialogo fra le diverse componenti e consentire un maggior sviluppo della meccanizzazione anche in orticoltura.

Seminario Noce da frutto: una coltura alternativa

Nell'ambito della rassegna convegnistica 'Macfrut 2006', nella giornata di venerdì 5 maggio, si è tenuto il Seminario 'Noce da frutto: una coltura alternativa', promosso da Centuria-Rit Romagna Innovazione Tecnologia, dalla Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna e dal Crpv.
Il noce da frutto, una coltura alternativa a quelle tradizionali, almeno nel nostro Paese, può divenire un'opportunità concreta per il settore agricolo, ormai in crisi da tempo.
Ovviamente questa coltura richiede tempo (per i primi 5-6 anni non si può praticamente raccogliere nulla) e investimenti di capitale (il pareggio economico si ottiene solo dal 7° al 9° anno), ma resta il fatto che le prospettive siano buone, sia per le ottime caratteristiche di redditività che per il basso impiego di manodopera.
Chi ci ha creduto comincia già a toccare con mano i risultati, anche all'estero. E' il caso dell'Argentina, un paese partito pochi anni fa che, nell'arco di 3 anni, raggiungerà le 50 mila tonnellate prodotte. In Italia, dopo un calo negli anni '90, la produzione di noci è cresciuta dalle 8 mila tonnellate del 2001 alle 15 mila del 2002, un livello che si è mantenuto stabile negli anni successivi. Ma l'Unione Europea è importatrice netta di noci per 120 mila tonnellate l'anno e gli spazi per i nuovi coltivatori di noci sono molto interessanti. D'altronde la richiesta di noci è in aumento. I consumatori apprezzano la noce non solo per il suo gusto, ma anche per gli aspetti salutistici (permette di dimezzare il rischio di morte per infarto o per problemi alle coronarie).
La Regione Emilia-Romagna negli ultimi anni ha finanziato un importante progetto sullo sviluppo della nocicoltura in Romagna. Una scelta che, a suo tempo, aveva suscitato più di una perplessità, come ha spiegato in chiusura di convegno Giancarlo Cargioli, responsabile del Servizio Sviluppo Sistema Agroalimentare dell'assessorato regionale all'agricoltura: "Con tutti i problemi che ci sono nel settore, decidere di sostenere il noce ci aveva esposti a molte critiche. Ma la scelta si è rivelata opportuna. Dopo quattro anni si sono raggiunti risultati trasferibili e significativi. Una efficace diversificazione nel sofferente panorama agricolo".

Tecniche agronomiche per produzioni vitivinicole di qualità 

Giovedì 16 marzo scorso, Crpv ha organizzato a Faenza un incontro diretto a tecnici e viticoltori sulle principali tecniche agronomiche per produzioni vitivinicole di qualità.
Dopo i saluti di presentazione ai convenuti di Marisa Fontana di Crpv di Faenza, la relazione del prof. Stefano Poni dell'Università del Sacro Cuore di Piacenza è entrata subito nel vivo illustrando i principali fattori che interagiscono per una produzione di qualità.
La scelta varietale, il ruolo della potatura secca e verde , gli effetti dell'esposizione alla luce (diffusa), l'escursione termica tra il giorno e la notte e la presenza di composti aromatici specifici, risultano parametri da ottimizzare per produzioni soddisfacenti dal punto di vista qualitativo. Il prof. Poni e il prof. Intrieri hanno portato alla discussione alcuni dati relativi a prove effettuate con 'defogliazione' dei tralci uviferi in epoca prefiorale che ha indotto, sia una minor quantità di grappoli con effetti positivi sulla gradazione e sul colore, sia la possibilità di avere grappoli 'spargoli' con benefici sul contenimento dei marciumi botrytis cinerea). Ad una domanda precisa sugli effetti dell'irrigazione sulla qualità, il relatore ha ribadito che essa ha effetti variabili a seconda dell'epoca di intervento e dello stato di avanzamento dello stress subito dalla pianta.

Incontro tecnico sul pero

Con la partecipazione di oltre una sessantina, tra tecnici e frutticoltori rappresentativi della pericoltura modenese, si può considerare riuscito l'incontro tecnico sul pero tenutosi giovedì 23 febbraio scorso a Vignola.
I lavori sono stati aperti da Claudio Biondi, presidente dell'Agra Aiproco, cooperativa associata a Solemilia Modena - organizzazione di produttori che fattura circa 35 milioni di euro l'anno (dei quali il 27% per la commercializzazione di pere) - che ha fatto il punto sulla coltivazione del pero in Italia e in Emilia-Romagna.
La relazione tenuta da Stefano Musacchi (ricercatore del Dipartimento di Colture Arboree dell'Università di Bologna) ha affrontato i principali temi concernenti l'impianto e la gestione del pereto (vivaismo, portinnesti, forme di allevamento e densità d'impianto, reti antigrandine, potatura, taglio radicale, ecc..), fornendo anche dati economici in relazione ai diversi sistemi d'impianto disponibili per il frutticoltore, che vanno da un minimo di 2.000 p/ha a un massimo di 13.000 p/ha. Segnalati quelli a 'V' con 5.000 p/ha in quanto capaci di fornire buone performance, sia quali-quantitative, che economiche (38.000 euro di PLV/ha). Tra i portinnesti sembrano prevalere ancora i cotogni sui franchi: dei 2,5 milioni di astoni venduti nel 2005 (di cui 1,5 milioni certificati VE), oltre 2 milioni hanno riguardato i cotogni EMC, BA29 e soprattutto Sydo®.. Tra gli altri si segnalano, oltre agli OHF(in particolare il Farold®. 40), due nuovi portinnesti (Pyrodwarf e Pyriam) che potrebbero contribuire al contenimento della vigoria della pericoltura su franco.
Germano Fabiani, category di Coop Italia (6 milioni di soci e 1.100 punti vendita in Italia) ha invece trattato alcuni temi riguardanti la vendita e il consumo di pere nel nostro Paese, fornendo anche dati molto precisi e puntuali su indagini e campagne promozionali condotte di recente da Coop. In particolare, ha colpito, la necessità di ampliare il calendario di commercializzazione e introdurre nuove varietà di pero che potrebbero contribuire a fare crescere i consumi di questo frutto, scesi dal 5% al 3,6%, in termini di incidenza sul totale della frutta venduta da Coop nel periodo 2000-2005. dato, quest'ultimo, che nel 2005 ha fatto registrare un incremento del 4% rispetto all'anno precedente, decisamente in controtendenza se confrontato con quello di altre specie o altri gruppi commerciali.
L'incontro si è chiuso con un breve intervento di Roberto Michelini, direttore commerciale di Solemilia, che ha voluto puntualizzare la necessità di intervenire sulla modalità di presentazione della frutta da parte della GDO, auspicando che Coop affianchi alla vendita a libero servizio quella assistita da operatore qualificato, così come ha già fatto per la carne o per altri prodotti.

La difesa dell'albicocco

Il 16 Febbraio scorso a Tebano di Faenza (RA) si è svolto il seminario sulle problematiche più scottanti dell'albicocco legate alla difesa organizzato da Crpv e dal Servizio Fitosanitrio della Regione Emilia-Romagna.
Gli argomenti trattati hanno spaziato dalle patologie ai fitofagi. la prima tematica analizzata è stata la maculatura rossa dell'albicocco, dove le ricerche svolte negli ultimi anni (attraverso progetti Crpv finanziati dalla Regione Emilia-Romagna e con la collaborazione del Servizio Fitoanitario regionale), hanno portato a ottenere importanti risultati per la difesa delle colture integrate.
I trattamenti (solitamente in numero di 1 o 2), vengono effettuati a partire da metà aprile a inizi maggio a seguito della pioggia infettante con fenbuconazolo.
Rimane invece ancora da definire una difesa efficace per le colture biologiche.
La seconda problematica affrontata ha interessato la sindrome definita 'deperimento dell'albicocco' che ha interessato, in maniera preoccupante, diversi giovani impianti di 2-4 anni, sui quali si sviluppano cancri che portano a morte intere branche della pianta. A seguito di studi svolti dall'Università di Bologna e dal Cisa M.Neri di Imola all'interno di un progetto Crpv conclusosi lo scorso anno, è stato possibile individuare l'agente causale del deperimento, ossia ceppi del batterio Pseudomonas syringae, oltre ad alcune strategie preventive per ridurre la diffusione del patogeno. Sono risultate possibili anche tecniche di risanamento delle piante non eccessivamente compromesse dal batterio.
Il terzo argomento sviluppato è stato quello legato al giallume europeo delle drupacee (ESFYP), l'unico fitoplasma riconosciuto come patogeno in Europa su specie del genere Prunus.
Alcuni studi sono già stati svolti in Trentino a cura dell'Univiverisità di Bologna, altri si prevede di eseguirli più approfonditamente anche nella nostra Regione nei prossimi anni. Le domande aperte su questo tema sono diverse, sia per la complessità del problema, sia per la recente comparsa dello stesso in Emilia-Romagna. I sintomi sono chiari, distinti nelle diverse epoche stagionali per indivuare la presenza di piante ammalate.
Particolarmente evidenti sono i sintomi durante il riposo vegetativo della pianta con l'anticipo dell'entrata in vegetazione e durante la fioritura in cui si può osservare la comparsa di foglie su interi rami in concomitanza alla presenza di fiori su altri. Anche la modalità di trasmissione va ancora studiata, a partire dal vettore, lo psillide Cacopsilla pruni.
Infine, si è discusso dei fitofagi, il Capnode e la cecidomia.
Il Capnode è un problema emergente nella nostra Regione, mentre è ben noto nelle zone più calde del Sud Italia. E' un coleottero buprestide le cui larve si sviluppano sotto la corteccia a partire dalle radichette fino a risalire al colletto. attraverso l'interruzione del flusso floematico possono portare facilmente a morte la pianta. Relativamente alla cecidomia, gli studi fatti hanno portato a concludere che non sempre è necessario intervenire contro questo dittero, specie quando la fioritura è abbontante e le catture su trappole cromotropiche gialle sono scarse o nulle, comunque una razionale difesa prevede un intervento nella fase di bottone rosa.
Tra i principi attivi più interessanti per il controllo di quest'insetto sono l'Epik, il Rotiofen (Fenitrotion) e lo Show (Rotenone + Piretro) facendo attenzione per quest'ultimo a casi di fitotossicità su alcune varietà.
Grande la partecipazione dei tecnici coinvolti nella assitenza tecnica alle aziende produttrici di albicocco, partecipazione che ha visto la presenza anche di esperti dalla vicina Regione veneta.
In sintesi, la ricerca ha portato a individuare soluzioni percorribili per sostenere la difesa della coltura da alcune problematiche particolarmente gravi come per la maculatura rossa, il deperimento da batteriosi e la cecidomia. rimangono invece ancora tutte da indagare le questioni legate ai fitoplasmi e al capnode. Sui fitoplasmi, infine, va innanzitutto ricercata la reale diffusione del problema in Emilia-Romagna, oltre alle vie per limitarne la stessa, mentre per il capnode ci si augura che possa trattarsi di un fitofago con sole presenze fluttuanti nel nostro territorio.

Energie rinnovabili da biomasse: nuove opportunità di coltivazione

Il 3 Febbraio scorso si è svolto a Bologna il convegno sulle energie rinnovabili da biomasse organizzato da Crpv e Consorzio Agrario di Bologna e Modena che si è tenuto presso il Caip stesso con lo scopo di offrire un quadro aggiornato sulla tematica delle agroenergie e presentare nuove opportunità di coltivazione.
Dopo i saluti del presidente del Caip, S. Nannetti, dell'Assessorato regionale all'agricoltura, ha aperto i lavori fornendo un quadro delle iniziative promosse sulla tematica delle agroenergie dalla Regione e dell'importanza che esse avranno nell'ambito del nuovo Piano regionale di Sviluppo Agricolo e del Piano Energetico Regionale (L.R. 26/05).
M. Caliceti dell'Università di Bologna ha fornito una visione d'insieme dei possibili impieghi delle biomasse (biogas, biocombustibile, cogenerazione di energia elettrica e calore) e delle colture erbacee e arboree più promettenti per questo tipo di utilizzo.
G. Bassi di Alcoplus ha focalizzato l'attenzione sulla filiera dell'etanolo, spaziando dalle prospettive di sviluppo, alle problematiche della defiscalizzazione, allo studio di fattibilità di riconversione di uno zuccherificio.
A. Frascarelli dell'Università di Perugia ha ripercorso le tappe fondamentali della riforma Pac, informandi i presenti su cosa prevede la stessa per le agroenergie, qual è il piano di azione per le biomasse e le relative misure adottate dalla commissione europea.
Infine, dopo aver affrontato le tematiche riguardanti le caratteristiche tecnico-economiche delle biomasse e i fattori decisivi per la competitività delle stesse, egli ha posto questo quesito: le agroenergie rappresentano una moda o una opportunità concreta?
I conti possono quadrare per le aziende agricole nel caso che diventino (in forma organizzata), anelli decisivi nella fase di realizzazione e qualora le imprese di trasformazione investano nella fase a valle della filiera.
A. Crociani del Crpv dopo alcune considerazioni sullo stato attuale delle conoscenze ha segnalato la necessità di approfondire lo studio per la definizione di contratti a garanzia di rapporti duraturi fra imprese agricole e gli impianti di trasformazione. La filiera va organizzata in 'Distretti agroenergetici' ben definiti in grado di razionalizzare al massimo le varie fasi del processo di coltivazione e garantire un approvvigionamento costante di biomassa.
Le colture agroenergetiche possono rappresentare una possibile opportunità produttiva per le singole imprese agricole, ma soprattutto per le associate, nella misura in cui sussistono le condizioni tecniche, logistiche e territoriali favorevoli al loro sviluppo.
S. Piccinini del Crpa di Reggio-Emilia ha analizzato la situazione degli impianti di biogas in Italia e in Europa e ha rimarcato come la produzione di biogas rappresenti una valida opportunità per le imprese zootecniche. I dati attualmente in suo possesso dimostrano come esistano le condizioni per promuovere sistemi per la produzione di biogas da biomasse di varia natura (scarti di origine zootecnica e agroindustriale, colture dedicate e residui colturali, ecc.).
R. Canestrale del Crpv ha sottolineato come le biomasse siano una fonte energetica rinnovabile caratterizzate da una molteplicità di opzioni energetiche, da un forte radicamento sul territorio e dalla possibilità di un suo utilizzo anche a fini extra-energetici.
C. Cristiani del Caip ha analizzato le proposte del Consorzio per l'impiego di colture destinate a scopo energetico in caldaie per autoconsumo aziendale e per la produzione di biogas. Oltre a ciò, ha informato i presenti sulla disponibilità del Caip a partecipare a progetti di ricerca e sperimentazione di campo per biomasse legnose e erbacee anche in collaborazione con altre strutture presenti nel territorio.
Le conclusioni affidate all'Assessore provinciale di Bologna G. Montera hanno rilevato ancora una volta come sia necessaria la costituzione di forme organizzate di agricoltori per la realizzazione di piccole centrali integrate con il territorio.
Per far fronte agli importanti investimenti necessari per la produzione di energia da fonti rinnovabili è opportuno attivare tutte le misure contenute nel Piano di Sviluppo Rurale della Regione.

Energie rinnovabili da biomasse: nuove opportunità di coltivazione

Il 3 Febbraio scorso si è svolto a Bologna il convegno sulle energie rinnovabili da biomasse organizzato da Crpv e Consorzio Agrario di Bologna e Modena che si è tenuto presso il Caip stesso con lo scopo di offrire un quadro aggiornato sulla tematica delle agroenergie e presentare nuove opportunità di coltivazione.Dopo i saluti del presidente del Caip, S. Nannetti, dell'Assessorato regionale all'agricoltura, ha aperto i lavori fornendo un quadro delle iniziative promosse sulla tematica delle agroenergie dalla Regione e dell'importanza che esse avranno nell'ambito del nuovo Piano regionale di Sviluppo Agricolo e del Piano Energetico Regionale (L.R. 26/05).M. Caliceti dell'Università di Bologna ha fornito una visione d'insieme dei possibili impieghi delle biomasse (biogas, biocombustibile, cogenerazione di energia elettrica e calore) e delle colture erbacee e arboree più promettenti per questo tipo di utilizzo.G. Bassi di Alcoplus ha focalizzato l'attenzione sulla filiera dell'etanolo, spaziando dalle prospettive di sviluppo, alle problematiche della defiscalizzazione, allo studio di fattibilità di riconversione di uno zuccherificio.A. Frascarelli dell'Università di Perugia ha ripercorso le tappe fondamentali della riforma Pac, informandi i presenti su cosa prevede la stessa per le agroenergie, qual è il piano di azione per le biomasse e le relative misure adottate dalla commissione europea.Infine, dopo aver affrontato le tematiche riguardanti le caratteristiche tecnico-economiche delle biomasse e i fattori decisivi per la competitività delle stesse, egli ha posto questo quesito: le agroenergie rappresentano una moda o una opportunità concreta?I conti possono quadrare per le aziende agricole nel caso che diventino (in forma organizzata), anelli decisivi nella fase di realizzazione e qualora le imprese di trasformazione investano nella fase a valle della filiera.A. Crociani del Crpv dopo alcune considerazioni sullo stato attuale delle conoscenze ha segnalato la necessità di approfondire lo studio per la definizione di contratti a garanzia di rapporti duraturi fra imprese agricole e gli impianti di trasformazione. La filiera va organizzata in 'Distretti agroenergetici" ben definiti in grado di razionalizzare al massimo le varie fasi del processo di coltivazione e garantire un approvvigionamento costante di biomassa.Le colture agroenergetiche possono rappresentare una possibile opportunità produttiva per le singole imprese agricole, ma soprattutto per le associate, nella misura in cui sussistono le condizioni tecniche, logistiche e territoriali favorevoli al loro sviluppo.S. Piccinini del Crpa di Reggio-Emilia ha analizzato la situazione degli impianti di biogas in Italia e in Europa e ha rimarcato come la produzione di biogas rappresenti una valida opportunità per le imprese zootecniche. I dati attualmente in suo possesso dimostrano come esistano le condizioni per promuovere sistemi per la produzione di biogas da biomasse di varia natura (scarti di origine zootecnica e agroindustriale, colture dedicate e residui colturali, ecc.).R. Canestrale del Crpv ha sottolineato come le biomasse siano una fonte energetica rinnovabile caratterizzate da una molteplicità di opzioni energetiche, da un forte radicamento sul territorio e dalla possibilità di un suo utilizzo anche a fini extra-energetici.C. Cristiani del Caip ha analizzato le proposte del Consorzio per l'impiego di colture destinate a scopo energetico in caldaie per autoconsumo aziendale e per la produzione di biogas. Oltre a ciò, ha informato i presenti sulla disponibilità del Caip a partecipare a progetti di ricerca e sperimentazione di campo per biomasse legnose e erbacee anche in collaborazione con altre strutture presenti nel territorio.Le conclusioni affidate all'Assessore provinciale di Bologna G. Montera hanno rilevato ancora una volta come sia necessaria la costituzione di forme organizzate di agricoltori per la realizzazione di piccole centrali integrate con il territorio.Per far fronte agli importanti investimenti necessari per la produzione di energia da fonti rinnovabili è opportuno attivare tutte le misure contenute nel Piano di Sviluppo Rurale della Regione.

Interventi per migliorare produzione e qualità dell'asparago italiano

Nell'ambito della rassegna convegnistica 'Ortomac 2006', nella giornata di Venerdì 27 Gennaio, si è tenuto il convegno 'Interventi per migliorare produzione e qualità dell'asparago italiano', promosso da Cesena Fiere, CRA- Istituto Sperimentale per l'Orticoltura e dal Crpv. Dopo aver fatto un quadro della coltura, che vede negli ultimi anni le superfici leggermente in aumento a livello nazionale, in conseguenza dello sviluppo registrato particolarmente in Puglia, è stato ribadito come la ricerca genetica sia fondamentale per ottenere ibridi adattati all'ambiente e dotati di buone caratteristiche qualitative e di resistenza alle malattie. Nell'Italia settentrionale, buona parte degli impianti è oggi realizzata con varietà italiane (Eros, Marte, &hellip..). Relativamente alla tecnica colturale è stata confermata l'esigenza di garantire un buon drenaggio, di adottare distanze maggiori fra le fila per tener conto del ragguardevole sviluppo delle nuove varietà e di apportare l'azoto dopo aver sospeso la raccolta, quando la coltura viene lasciata vegetare. Sono stati inoltre presentati dati per gestire in modo razionale l'irrigazione o la fertirrigazione. interessante notare come nella maggior parte degli anni siano necessari apporti attorno ai 300 millimetri concentrati da Giugno ai primi di Settembre. Per quanto attiene la difesa è stato rimarcata la necessità di mantenere la coltura in buone condizioni di vegetazione, evitando un eccessivo sfruttamento che porterebbe allo sviluppo di funghi radicali. Per quanto riguarda la difesa dai patogeni aerei, si dispone di pochi prodotti sufficienti a garantire comunque un buon controllo. Per ultimo sono state trattate le strategie per la valorizzazione del prodotto. E'stata evidenziata la necessità di ampliare l'assortimento delle confezioni curando l'aspetto freschezza, si è ipotizzata la presentazione del turrione già cotto (V gamma) e si è ribadita la necessità di valorizzare il prodotto tipico attraverso i marchi IGP già disponibili (Asparago di Altedo e Asparago bianco di Cimadolmo).

Giornata Nazionale sul Susino

La giornata nazionale sul susino è stata inaugurata con i saluti di rito da parte del Sindaco di Vignola ing. Adani e del Presidente del Consorzio Ciliegia tipica di Vignola dott. Bernardi. i lavori sono poi entrati nel vivo con la relazione del prof. Hartmann che ha presentato una serie di varietà e selezioni di susino europeo in gran parte ottenute dal programma di miglioramento genetico condotto dall'Università di Hohenheim della quale egli fa parte. Le nuove varietà e selezioni si distinguono per la resistenza o tolleranza alla sharka (Jojo) o per le qualità gustative (Haroma e Harbella). Si tratta in gran parte di genotipi dotati di pezzatura medio-piccola (40-50 g) in quanto corrispondente allo standard tedesco, ma in alcuni casi sono state presentate selezioni di grossa pezzatura (70-80 g) come la varietà Haganta.
La giornata è proseguita con la relazione del prof. Bellini che ha fatto il punto sui diversi programmi di breeding condotti in Italia da parte di istituzioni scientifiche pubbliche (DCA di Bologna, CRA-ISF di Forlì, DIBIAGA dell'Università Politecnica delle Marche e DOFI di Firenze) e private (Bubani, Montanari e Martelli) soffermandosi sulle recenti costituzioni varietali e selezioni di susino europeo e cino-giapponese in fase avanzata di valutazione, senza tralasciare il lavoro sui portinnesti in corso presso il CRA-ISF di Roma.
La relazione della dot.ssa Minniti ha presentato i risultati di una recente ricerca condotta dal Criof (Università di Bologna) concernente l'impiego di 1-MCP Smartfresh®. quale prodotto capace di rallentare la maturazione post-raccolta del susino (cv Fortune e Angeleno) e allungare la durata della conservazione (riducendo il disfacimento interno) e shelf-life (8-10 giorni).
Il dott. Gamberini di Conad ha puntualizzato alcuni aspetti legati alla commercializzazione dell'ortofrutta, in particolare delle susine da parte della GDO, mettendo in evidenza come, pur in una situazione di crisi generale, il consumatore di questo frutto sia disposto a pagare qualcosa in più per un prodotto di buona qualità.
La giornata si è conclusa con le relazioni dell'assessore all'Agricoltura della Provincia di Modena Poggioli e del rappresentante della Cassa di Risparmio di Vignola che hanno illustrato le diverse opportunità offerte dall'ente pubblico e dalla CRV agli agricoltori e in particolar modo ai frutticoltori locali.
Grande è stata la partecipazione del pubblico a questa giornata (circa 200 persone).

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