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La difesa dell'albicocco

Il 16 Febbraio scorso a Tebano di Faenza (RA) si è svolto il seminario sulle problematiche più scottanti dell'albicocco legate alla difesa organizzato da Crpv e dal Servizio Fitosanitrio della Regione Emilia-Romagna.
Gli argomenti trattati hanno spaziato dalle patologie ai fitofagi. la prima tematica analizzata è stata la maculatura rossa dell'albicocco, dove le ricerche svolte negli ultimi anni (attraverso progetti Crpv finanziati dalla Regione Emilia-Romagna e con la collaborazione del Servizio Fitoanitario regionale), hanno portato a ottenere importanti risultati per la difesa delle colture integrate.
I trattamenti (solitamente in numero di 1 o 2), vengono effettuati a partire da metà aprile a inizi maggio a seguito della pioggia infettante con fenbuconazolo.
Rimane invece ancora da definire una difesa efficace per le colture biologiche.
La seconda problematica affrontata ha interessato la sindrome definita 'deperimento dell'albicocco' che ha interessato, in maniera preoccupante, diversi giovani impianti di 2-4 anni, sui quali si sviluppano cancri che portano a morte intere branche della pianta. A seguito di studi svolti dall'Università di Bologna e dal Cisa M.Neri di Imola all'interno di un progetto Crpv conclusosi lo scorso anno, è stato possibile individuare l'agente causale del deperimento, ossia ceppi del batterio Pseudomonas syringae, oltre ad alcune strategie preventive per ridurre la diffusione del patogeno. Sono risultate possibili anche tecniche di risanamento delle piante non eccessivamente compromesse dal batterio.
Il terzo argomento sviluppato è stato quello legato al giallume europeo delle drupacee (ESFYP), l'unico fitoplasma riconosciuto come patogeno in Europa su specie del genere Prunus.
Alcuni studi sono già stati svolti in Trentino a cura dell'Univiverisità di Bologna, altri si prevede di eseguirli più approfonditamente anche nella nostra Regione nei prossimi anni. Le domande aperte su questo tema sono diverse, sia per la complessità del problema, sia per la recente comparsa dello stesso in Emilia-Romagna. I sintomi sono chiari, distinti nelle diverse epoche stagionali per indivuare la presenza di piante ammalate.
Particolarmente evidenti sono i sintomi durante il riposo vegetativo della pianta con l'anticipo dell'entrata in vegetazione e durante la fioritura in cui si può osservare la comparsa di foglie su interi rami in concomitanza alla presenza di fiori su altri. Anche la modalità di trasmissione va ancora studiata, a partire dal vettore, lo psillide Cacopsilla pruni.
Infine, si è discusso dei fitofagi, il Capnode e la cecidomia.
Il Capnode è un problema emergente nella nostra Regione, mentre è ben noto nelle zone più calde del Sud Italia. E' un coleottero buprestide le cui larve si sviluppano sotto la corteccia a partire dalle radichette fino a risalire al colletto. attraverso l'interruzione del flusso floematico possono portare facilmente a morte la pianta. Relativamente alla cecidomia, gli studi fatti hanno portato a concludere che non sempre è necessario intervenire contro questo dittero, specie quando la fioritura è abbontante e le catture su trappole cromotropiche gialle sono scarse o nulle, comunque una razionale difesa prevede un intervento nella fase di bottone rosa.
Tra i principi attivi più interessanti per il controllo di quest'insetto sono l'Epik, il Rotiofen (Fenitrotion) e lo Show (Rotenone + Piretro) facendo attenzione per quest'ultimo a casi di fitotossicità su alcune varietà.
Grande la partecipazione dei tecnici coinvolti nella assitenza tecnica alle aziende produttrici di albicocco, partecipazione che ha visto la presenza anche di esperti dalla vicina Regione veneta.
In sintesi, la ricerca ha portato a individuare soluzioni percorribili per sostenere la difesa della coltura da alcune problematiche particolarmente gravi come per la maculatura rossa, il deperimento da batteriosi e la cecidomia. rimangono invece ancora tutte da indagare le questioni legate ai fitoplasmi e al capnode. Sui fitoplasmi, infine, va innanzitutto ricercata la reale diffusione del problema in Emilia-Romagna, oltre alle vie per limitarne la stessa, mentre per il capnode ci si augura che possa trattarsi di un fitofago con sole presenze fluttuanti nel nostro territorio.

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